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Individuare un
linguaggio comune a porti ed interporti e rendere possibile il
dialogo tra realtà operative diverse, incrementando la
competitività economica del sistema portuale ed interportuale
dell’area del Mediterraneo Occidentale, è l’obiettivo di
Sestante, il progetto finanziato dall’Unione Europea
nell’ambito del programma Interreg III B-Area Mediterraneo
Occidentale, conclusosi oggi, mercoledì 13 ottobre, a Livorno.
Tema del workshop finale, svoltosi presso la sala conferenze
della Livorno Mediterranea, è stato “Metodologie e strumenti
ICT per i servizi logistici e la sicurezza di porti ed
interporti”. Il convegno ha evidenziato come il far comunicare
i porti sia ancora un problema di linguaggio e quindi
d’individuazione di tecnologie informatiche della
comunicazione e dell’informazione, comuni a tutte le realtà
che interagiscono in questi luoghi. La merce, nelle sue
molteplici manipolazioni si porta dietro una serie di
documenti che devono colloquiare tra loro e con i diversi
soggetti che di volta in volta intervengono nel ciclo,
evitando la creazione di errori tra un passaggio e l’altro.
Sestante ha individuato nei porti e negli interporti i nodi
fondamentali di questo sistema, che tuttavia diventano
efficienti se hanno a disposizione dati, soprattutto sui
traffici. L’idea di partenza di Sestante è che la gestione
delle informazioni e lo scambio elettronico dei dati, in una
visione trasnazionale, siano alla base dell’efficentazione
della catena logistica. Tuttavia le catene logistiche non sono
ancora pronte a questa nuova frontiera perché se da una parte
la tecnologia attuale consente di risolvere il problema,
d’altra parte manca ancora un reale modello di collaborazione
tra gli operatori che permetta di sfruttare a pieno le
potenzialità esistenti. Il progetto propone una
sperimentazione di metodi e approcci nuovi per favorire una
reale interoperabilità senza pesanti interventi tecnologici ed
organizzativi da parte degli utenti. Include sette partner nel
bacino del Mediterraneo, di cui cinque Regioni italiane
(Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Calabria, Campania), un
istituto universitario (Universidad Politécnica de Cataluña) e
un’Autorità Portuale della Spagna (Autoridad Portuaria de
Valencia). Ognuno di questi partner ha coordinato, a sua
volta, un consorzio locale composto da Autorità Portuali,
Interporti, Province, Comuni e da altri Enti attivi nella
catena logistica delle merci. L’Autorità Portuale di Livorno,
chiamata a far parte del progetto dalla Regione Toscana, ha
lavorato sul “Ruolo della simulazione nella gestione dei
terminal” fornendo dati e supporti tecnici su cui operare, e
nella “Gestione della documentazione relativa alle merci
pericolose”, in questo secondo caso gestendo direttamente,
insieme alla società di ingegneria Sitel, il progetto pilota.
“Mai come in questa occasione – ha spiegato Francesco Ghio,
responsabile dell’ufficio Studi dell’Autorità Portuale di
Livorno – l’Autorità Portuale, già coinvolta in altri progetti
grazie alla Regione Toscana, è riuscita a concretizzare i
risultati realizzando uno strumento utile alla realtà
operativa di tutti i giorni. Il porto di Livorno è un porto in
crescita, soprattutto nel settore Ro-Ro e dovrà tenere conto
della soluzione di problemi connessi a questo tipo di
traffico”. |